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Corte dei Conti Toscana. Sulla monetizzazione delle ferie, l’onere della prova in capo al datore di lavoro

La Sezione Regionale Toscana della Corte dei Conti ha recentemente pubblicato la deliberazione n.129/2024 in tema di monetizzazione delle ferie.

Il tema della monetizzazione delle ferie è sempre molto attuale, specialmente dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Se non lo hai letto, ti consigliamo di leggere il nostro approfondimento sulla

La monetizzazione delle Ferie. La sentenza della Corte di Giustizia Europea

Anche l’ARAN è recentemente intervenuta sul tema.

Ecco qui il link all’altro approfondimento.

ARAN. Ferie non fruite nei termini contrattuali a rischio azzeramento ?

Monetizzazione ferie. L’onere della prova in capo al datore di lavoro

Veniamo alla recente deliberazione n.129/2024 della Sezione Regionale per la Toscana della Corte dei Conti

Suggeriamo di analizzare in dettaglio la Deliberazione n.129/2024 in quanto ripropone una dettagliata ricostruzione del quadro normativo.

Art. 5, comma 8, del d.l. n.95 del 2012

“le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale
di statistica (ISTAT) ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché delle autorità indipendenti ivi inclusa la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi. La presente disposizione si applica anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro per mobilità, dimissioni, risoluzione, pensionamento e raggiungimento del limite di età.
Eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di avere applicazione a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto. La violazione della presente disposizione, oltre a comportare il recupero delle somme indebitamente erogate, è fonte di responsabilità disciplinare ed amministrativa per il dirigente responsabile…..”

Dipartimento della funzione pubblica con la nota n.40033 dell’8 ottobre 2012

“le cessazioni del rapporto di lavoro determinatesi a seguito di un periodo di malattia, di dispensa dal servizio o, a maggior ragione di decesso del dipendente, configurano, invece, vicende estintive del rapporto di lavoro dovute ad eventi indipendenti dalla volontà del lavoratore e dalla capacità organizzativa del datore di lavoro. In base al sopra descritto ragionamento non sembrerebbe, pertanto, rispondente alla ratio del divieto previsto dall’articolo 5, comma 8, del D.L. n. 95 del 2012 includervi tali casi di cessazione, poiché ciò comporterebbe una preclusione ingiustificata e irragionevole per il lavoratore, il cui diritto alle ferie maturate e non godute per ragioni di salute, ancorché già in precedenza rinviate per ragioni di servizio, resta integro con riguardo alla duplice finalità di consentire al lavoratore di riposarsi rispetto all’esecuzione dei compiti attribuitigli in forza del suo contratto di lavoro e di beneficiare di un periodo di distensione e ricreazione”.

Consiglio di Stato, Sentenza Sezione II n. 2349-2022

“il diritto al compenso sostitutivo delle ferie non godute dal pubblico dipendente, discenda direttamente dallo stesso mancato godimento delle ferie, in armonia con l’art. 36 Cost., quando sia certo che tale vicenda non sia stata determinata dalla volontà del lavoratore e non sia a lui comunque imputabile, (Cons. Stato Sez. IV, 13 marzo 2018, n. 1580, Sez. III, 17 maggio 2018, n. 2956, con riguardo ai casi di cessazione dal servizio non dipendente da causa di servizio; Cons. Stato, sez. III, 21 marzo 2016, n. 1138 relativamente alla mancata fruizione del congedo per l’aspettativa per infermità). Pertanto, i giudici affermano che il divieto di corresponsione di trattamenti economici sostitutivi per le ferie non godute non si applica nei casi in cui il loro mancato godimento dipenda da cause non imputabili al lavoratore, dovendosi invece ritenere operante il divieto tutte le volte in cui il dipendente abbia avuto la possibilità di richiederle e di fruirne (Cons. Stato. Sez. IV, 12 ottobre 2020, n. 6047).”

Corte di Giustizia dell’Unione europea (Sez. I, Sent. 18 gennaio 2024, n. 218/22)

Leggi il nostro approfondimento qui.

Le conclusioni della Corte dei Conti

Per tutto quanto premesso, appare pertanto evidente il principio in base al quale al dipendente che non abbia usufruito delle ferie spetta sempre la “monetizzazione” delle stesse ad eccezione della circostanza in cui sia lo stesso dipendente ad aver scelto di non usufruirne pur avendone la possibilità (con onere della prova in capo al datore di lavoro: ne deriva, pertanto, una forma di responsabilizzazione del dirigente/datore di lavoro che dovrà annualmente mettere in condizione i dipendenti di usufruire delle ferie – ad esempio predisponendo idoneo piano ferie).

Corte dei Conti Toscana. Deliberazione n.129/2024

Risorse e Link utili

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